L'opinione sui vaccini: nel caos possiamo avere un'opinione diversa dagli altri?

Passato l’emendamento al Senato sullo slittamento di un anno di una delle forme sanzionatorie previste dal decreto ma scambiata confusamente per lo slittamento dell’obbligo dei vaccini per i bambini da 0-6 anni, è scoppiato di nuovo il caos.
Me le ricordo le manifestazioni di protesta sotto il palazzo di Montecitorio l’anno scorso, prima che il decreto vaccini che porta il nome della Lorenzin fosse approvato nella scorsa legislatura, quando i 5Stelle facevano già campagna elettorale.
In un anno, dopo che la polemica si era placata e l’opinione pubblica come suo solito si era adeguata alle imposizioni dello Stato, è bastato uno strappo e il precario equilibrio si è rotto. Voleva rompersi, non ce la faceva più.

La questione dei vaccini e la polemica annessa, secondo me, deve essere letta secondo una duplice lente. Da una parte, si discute della salute pubblica che spinge istituzioni, medici e aziende farmaceutiche a dichiarare la fondatezza della loro decisione ad aumentare i vaccini obbligatori da 4 a 10 (anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti Haemophilus influenzae tipo B, e a diversa successiva valutazione: anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella) e ad introdurre l’obbligo di vaccinazione per i bambini da 0-6 anni pena la non ammissione nei nidi e nelle scuole di infanzia sommata ad una sanzione economica. Dall’altra parte, si discute sulla salute individuale e più in particolare sulla libera scelta del genitore di non sottostare alle imposizioni dello Stato.
E così, è iniziata tutta una serie di teorie appartenenti prima a l’una e poi all’altra scuola di pensiero. Sull’obbligatorietà si è parlato della cospirazione di alcune case farmaceutiche che al tempo avrebbero preso accordi segreti con il governo, e c’era già chi si immaginava uno scambio sottobanco di tangenti e favori. Un Paese talmente abituato al malaffare che, non vedendolo apparire, lo crea. Addirittura c’è chi ha urlato al colpo di Stato e la ritrovata dittatura. Le lobby e i troll avrebbero poi manipolato l’opinione pubblica facendo tornare in auge pericolosi commenti dettati dall’ignoranza e dalla rabbia, la trappola di chi ha capito di essere stato messo l’uno contro l’altro. Nel recinto le bestie si accusano ad armi impari, mentre in tribuna il Potere resta a guardare escogitando la prossima mossa. I più infanganti commenti riguardano l’autismo che avrebbe secondo alcuni una connessione con i vaccini, motivo per il quale queste persone ritengono giusto e responsabile non far vaccinare i propri figli. Peccato che questo pregiudizio, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità “nacque nel 1998 a causa di uno studio, pubblicato su una nota rivista scientifica, che sosteneva il legame tra il vaccino anti Morbillo-Parotite-Rosolia e i disturbi dello spettro autistico. Questa affermazione determinò ampio sconcerto nella comunità scientifica che qualche anno più tardi evidenziò gli errori metodologici di tale studio”. Se è vero che i vaccini espongono a rischi intrinseci, è vero anche che la comunità scientifica ritiene che siano pochi i rischi concreti rispetto ai benefici e cioè quelli di poter realmente salvare la vita a un bambino che di per sé ancora non ha un sistema immunitario tale da potersi difendere da solo o che abbia un sistema immunitario deficitario e cioè immunodepresso. La vita di un bambino è sacrosanta. Un minore che per la legge è un soggetto debole perché non può avere le facoltà di decidere autonomamente su cosa sia giusto o sbagliato fare per sé stesso, rende il genitore o il tutore la persona più qualificata perché decida cosa sia meglio fare, il genitore o il tutore dovrà allora scegliere pensando prima di tutto al bene del bambino e non a sé stesso o a quello che lo Stato ha voluto o meno cospirare alle sue spalle. E qui i pro no-vax hanno dato il peggio di loro insultando i bambini immunodepressi, “rei” secondo loro di avere un sistema immunitario difettoso per cui loro, che decidono di prendersi il rischio senza interpellare gli altri, non avrebbero alcuna responsabilità, hanno poi dato il peggio di loro anche commentando che avrebbero allontanato i propri figli da qualunque scuola che non gli avesse permesso di frequentare nonostante la mancata autocertificazione del vaccino. Ma adesso, dopo tutta la furiosa polemica, la contro-legge sull’emendamento, per alcuni, dovrebbe essere proprio quella di continuare sulla linea dura dell’obbligo e non tirarsi indietro o sospendere di un anno “una delle tre forme sanzionatorie previste dalla stessa legge, che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati agli asili nido e alle scuole materne” come ha ribadito il Ministro della Salute Giulia Grillo, sul suo profilo Facebook, che prima di tutto è un medico, iniziando così il suo post: “Speravo di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione”.
Tra l’altro la questione diventa complessa e spinosa quando alla propria decisione si contrappone la salute altrui. Se infatti si decide di non vaccinare un bambino che però a contatto con altri, come succede sempre negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia (sarà per questo che regioni come Umbria, Lazio e Piemonte hanno mostrato disaccordo sul ripensamento del Senato e sono pronte a presentare ricorso), aumenta il rischio degli altri bambini questo non è giusto. A quel punto la responsabilità a causa della negligenza contro la salute pubblica dovrebbe essere condivisa.
Inoltre, c’è una cosa che non mi sembra assolutamente ammissibile: la mancanza di rispetto altrui. Ogni giorno vengono pubblicati sui social network migliaia di messaggi denigratori contro chi semplicemente la pensa diversamente da noi, prova ne è l’ultimo episodio che oggi l’Ansa mette così in evidenza: “Dopo l'invettiva di ieri della mamma "no-vax", oggi un nuovo attacco - questa volta via web - al virologo Roberto Burioni (da sempre pro-vax, ndr.). Su Twitter, infatti, viene pubblicato un fotomontaggio di Burioni imbavagliato davanti ad una bandiera delle Brigate Rosse e la scritta - a firma Samuele Rizzo - "attento prezzolato a libro paga", secondo l'autore del post, delle aziende farmaceutiche”. Quello del bavaglio delle Br era già stato usato da un quotidiano contro Laura Boldrini neanche pochi mesi fa, un inneggiare e istigare all’odio che non ha precedenti se non in questi ultimi tempi di disgregazione sociale.
Da parte mia posso solo dire che mia madre mi ha sempre detto che se non mi avesse fatto il vaccino per la pertosse sarei morta e che fin quando ci saranno le evidenze scientifiche dei loro benefici lei sarà sempre a favore. Ma chiediamoci: a seconda che la vostra decisione sia favorevole o contraria ai vaccini, cosa vorrebbe tuo figlio? Non crederò mai che un bambino vorrebbe che sua madre si auguri che un’altra persona affoghi nel mare solo perché è contrario alle sue idee. Voltaire si starebbe rivoltando nella tomba.

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